- fotografia panoramica: Franco A. Cavalleri -

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giovedì 18 luglio 2013

Tramonto


la piena del tramonto
allaga gli occhi del lago
e il respiro
del tempo
sposta lo sguardo sul litorale
ove l'acqua
ha sciolto orme d'amore
ormai senza radici

con la stella della solitudine
legata al braccio
e nella bocca
il sapore di cenere
vado in cerca di parole
per non far tornare nei sogni
la mia colpa
ma
la ragione
-effimero rifugio della verità-
alza muri di vetro
dove si infrange
la luce dei ricordi
portati dalla breva dei laghetti

da Giovanni De Simone - (Traona - SO)
.

lunedì 8 luglio 2013

Temperando il tempo - ho raggiunto sponde...

- L'immagine in piccolo a sinistra nella foto,  
è stata inviata dall'Autrice Nadia cavalmoretti Trombetta -




Temperando il tempo
ho raggiunto sponde
ricordato onde
sbiadito sassi

Tempo troppo
passato
mesi come spiccioli e anni smessi
in armadi responsabili
sempre più pieni

Tempo troppo e passato
senza chiedere il permesso
senza le istruzioni per rimpiangere

Il troppo tempo passato
ha lasciato la riva cancellato la scia

Tienimi la mano
per tutto il tempo che verra'!

da Nadia Cavalmoretti Trombetta - (Como)

.

giovedì 4 luglio 2013

Passeggiata fantasma - (Versi in dialetto comasco)




-          originale, in dialetto comasco
Tra i sbroff de l’acqua frègia e l’aria fina  
che sent de alga, de storia e de batèi,  
vardi Brùnaa, suta al suu de la matina  
e fiadi fort, setaa giò sù sti basèi

La gent va innanz e indree, gh’è un gran via vai
 
frances, tudesc, insuma gent de via  
che vegnen cui so vècc o cui bagai  
e quaivùnn fina cul nonu, o cunt la zia

D’un tratt ma vegn visin una duneta,
 
cunt un foulard de seda inturnu al coll  
la ma dumanda: Bitte...passeggiata..??  
Lei mi capire??..e mi ga foo: jawohl

Pùrtropp mia cara sciura l’è un gran pezz
 
che i magna magna che gh’è la in cumùn  
cui nost danee an pensaa de de fann a mezz.  
Quel che è restaa l’è pù sta asee a nisùnn.

Inscì insema a la piaza e a la funtana
 
che urmai da mò l’è nada a quel paes,  
han quataa un toc de lac cunt na sutana  
e in quei me lee a la fin che n’ha fà i spees.

Nun urmai nel coeur semm cume l’era
 
e sperum che ‘n quaivùnn in mezz a tùtt  
pian pian, senza casott, senza fa fera  
al sa incorgia che inscì l’è propi brùtt.

Forzi fra un para d’ann l’avrann finida,
 
adess han fa un prugett che al ma par bell.  
Se la turna de sti part l’è garantida,
o inscì l’è quel che disen nel “castell”.

Mi, de part mia, pensi dumà
 
che pegg d’inscì la poda minga vess,  
ma sun sicùr che quaivùnn ma disarà:  
Se ta ga credett ta sett propi un pess !

                          (Graziano Castoldi)


- Versione in lingua italiana 
 

Fra gli spruzzi dell’acqua fredda e l’aria fine
che odora di alghe, di storia e di battelli,
guardo Brunate sotto al sole del mattino
e respiro forte, seduto su questi gradini

La gente va avanti e indietro, c’è un gran via vai
francesi, tedeschi, insomma gente che viene da via..
che vengono con gli anziani o coi bambini
e alcuni persino col nonno o con la zia.

Ad un tratto mi si avvicina una donna
con un foulard di seta attorno al collo
e mi domanda: Bitte....passeggiata??
lei mi capire??..e io le faccio: Jawohl

Purtroppo mia cara signora e un gran pezzo
che i mangia mangia che ci sono in municipio
coi nostri soldi han pensato di fare a metà.
Quel che è rimasto non è bastato a nessuno.

Così insieme alla piazza (smantellata) 

e alla fontana (che oggi si trova a New York)
Che ormai da tempo è andata a quel paese,
Hanno coperto un pezzo di lago con una gonna
e alla fine sono quelli come lei che ne fanno le spese.

Noi ormai nel cuore sappiamo come era ( viviamo di ricordi)
e speriamo che qualcuno fra tutti
pian piano, senza fare fracasso (pubblicità), senza far rumore
si accorga che così è proprio brutto.

Forse fra un paio d’anni l’avranno finita,
adesso c’è un progetto (nuovo) che sembra bello.
Se lei torna da queste parti è garantita ( di poterlo vedere)
o questo è quello che dicono nel “castello”.

Da parte ia mi limito a pensare
che peggio di così non possa essere,
ma sono sicuro che qualcuno mi dirà:
Se ci credi sei proprio un pesce!


da Graziano Castoldi - (Como)
.

giovedì 27 giugno 2013

Lago di Bellagio



grigio
schiumato di bianco
una striscia verde tenero
e una distesa azzurro carico
fissano lo sguardo
un ripetersi di onde
mai uguali
sciabordano un ritmo
senza pausa
e i pensieri
navigano nell'estasi dell'acqua
unica nota stonata
l'insistenza di una mosca
che pizzica
le corde della pazienza

da Giovanni De Simone - (Traona - SO)
.

giovedì 20 giugno 2013

La lavandaia


China e pensierosa
con un canto nella testa

antico mestiere
che ogni donna
fa ogni giorno.
 

Acqua chiara,
acqua fresca
che sgorga festosa
dalla fonte della vita.
 

Ritmo di tonfi e sciacquii
sulla dura pietra.
Per ridare il bianco candore,
di lenzuola ad asciugare
al caldo sole, di epoche
passate e future..

.
da Luciana Benedetti- (Como)
.
.

venerdì 14 giugno 2013

Stagioni mai scordate




Son lì
sulla panchina
ad ammirare
le onde placide
del lago
in questo scorcio
magico
che avvolge
di bellezza e armonia.

Ed i pensieri planano
sull'incantevole specchio
che pure nel silenzio
sussurra al cuore
dolce note
di poetico amore!

Stagioni mai scordate.


da Marisa Lissoni – (Monza - MB)
.

martedì 11 giugno 2013

Ul mulita / L'arrotino - (poesia in dialetto brianzolo)

 
- Nell'immagine, la riproduzione di una pirografia di Luciano Baldini -


 - Testo originale, in dialetto brianzolo:

UL MULITA
 

Mulitaa.. Mulitaa..
Donn… ghè chè ul mulita.
Ogni quindàss dè
danànz al lavandéé
al piazzava ul sò cariten,
l’éra cumè un brau ufelé
che al savéva ul sò mestè

Intant che i donn lavavan i pagn
ciciaravan e zabetavan cà l’hera un piasè
Rosa la taseva e l’ha scultava
ma sà saveva mai cumè la pensava.
La Gadöra la sa senteva dumà lee
Nila la parlava sott-vus
cumè se gà mancàss ul fiaa
Miranda la cantava sempar

Intànt ul mulita al meteva la zenta
söl rudon e l’inviava la möla
che al faseva girà cunt’ ul pedal
par mulà, ul curtèll dal lard da Faustina
i forbis da Marisa ul fulcèn da Paul
G’hera Giulia che la marmutava sempar
par pö tirà un quaj cinch franch söl prezi

I bagàj curevan lè, par vedè cumè al faseva
e lu al g’hà cantava “ sunt’ ul dutur dal taj
che rimett a nöf i forbìs e i curtej
Sunt’ un mulita da buna creanza
Sunt’ ul maéstar da-la Brianza”

Pö finì da mulà al distacava la zenta
al sulevava la möla e a mò da cariöla
al s’hà inviava, finalment in discesa
in vers’ Busnìgh
mulitaa... mulitaa…


                           - Luciano Baldini -
 


- Versione in lingua italiana: 
 
L’ARROTINO

Arrotinoo... Arrotinoo…
Donne c’è l’arrotino
Ogni quindici giorni
davanti al lavatoio
piazzava il suo carrettino,
era come un bravo specialista
che sapeva fare bene il suo mestiere.
Mentre le donne lavavano i panni
Chiaccheravano e spettegolavano che era un piacere
Rosa taceva e ascoltava
ma non si sapeva mai come la pensava
la Gadöra(soprannome) aveva una voce che sovrastava le altre
Nila(da Leonilda) parlava sottovoce
Come se gli mancasse il fiato,
Miranda che cantava sempre.
Intanto l’arrotino collegava con la cinghia
l’unica ruota del carretto alla mola
che poi faceva girare con un pedale
per molare, il coltello del lardo di Faustina
o le forbici di Marisa, il roncolino di Paolo.
Giulia invece aveva sempre da ridire
per poi tirare qualche cinque lire sul prezzo
I ragazzini intanto si avvicinavano per vedere come faceva
e lui gli cantava,” sono il dottore del taglio
che rimette a nuovo forbici e coltelli
sono un’arrotino di buona creanza
sono il maestro della brianza.”
poi finito di molare staccava la cinghia
sollevava la mola e a mò di cariola
Si avviava ,finalmente in discesa
verso Buccinigo (d’Erba)
arrotinoo… arrotinoo...



da Luciano Baldini - (Albavilla - CO)


.

Intimità - (Torrente Bova - Valle di Caino - CO)

 (Le due immagini in piccolo, sono dell'Autore dei versi - L. Baldini)
 
A lenti passi risalgo il sentiero
che vide la mia infanzia passare,
vecchi ricordi sepolti e voci antiche
si accavallano dentro
un profumo di terra umida,
il canto dell’acqua che scorre
e saltella verso valle.
Sotto il faggio una pozza sorgiva
riflette la mia immagine tremula
nella brezza lieve
che fa stormir le fronde
ed accarezza i miei pensieri.
Una gioia intima mi invade
che poi scema lentamente
in dolce nostalgia.

da Luciano Baldini - (Albavilla - CO)
.

domenica 26 maggio 2013

Il ramo di pesco


Oggi il cielo è incerto,
a tratti la pioggia
cade e sferza tutto,
a tratti c’è il sole
che occhieggia brillando
da squarci d’azzurro.
Rivedo il fiorire
dei rami del pesco
con gocce di pioggia
tremanti di luce
al soffio del vento.
E, oltre i fiori rosa,
fremeva il mio lago,
trascorso dall’onde,
testimone antico
di giorni e di vite
di oggi, di ieri
e del misterioso,
incerto domani.

da Emilio Montorfano - (Milano)
.
.

giovedì 16 maggio 2013

Il compleanno


Mi piacerebbe tanto
aprire la finestra
e vedere il mio lago
con la sua verde chiostra
cara delle montagne.
Oggi c’è primavera
a riscaldar l’inverno
dei miei ormai tanti anni.
Vorrei che occhieggiassero
le margherite allegre
che ridon nei miei prati
e i cespi delle rose
coi fiori aperti al cielo.
Vorrei sentire l’onda
che arriva sulla riva
quasi come un saluto.
È questo è il più bel dono
per questo compleanno.

da Emilio Montofano- (Milano)
.

domenica 5 maggio 2013

Illusioni d'amore - (tecnica poetica: alfabetare inverso)


- (Alfebetare inverso) -



Zebrato è il cuore
Venduto ad una gabbianella lacustre:
Triste amore di nulla
Scritto sulla sabbia
Ricamata dal vento
Quante nuvole hanno pianto
Per un orizzonte immobile?
Odi ancora il canto delle onde
Nel silenzio della notte
Morire sugli argini di cemento
Luna dai gesti impacciati?
Illusione è pensare che la barca
Ha preso il largo per ritornare
Guardando chi l'aspetta sul pontile lecchese
Forse ignaro che il giorno è già morto
E che l'assenza ferisce e scuote
Dolce è il ricordo
Che la modella sull'acqua
Bagnato dal sole
Ammaliato dalla sua bellezza

da Giovanni De Simone - (Traona - SO)
.

giovedì 18 aprile 2013

Ul mè pòst / (Il mio posto) - poesia in dialetto brianzolo


- Originale, in dialetto brianzolo:
 
 
Ul mè pòst l’è ché
induè ’l ciel al sa scunfund
e mila stèll
a brilan in da ’l lagh.

Respiri
profömm d’èrba tajada
intan’ che l’unda
la ma nina pian.

I munt hènn là
che fann la guardia
e i nüvul curan
cunt ul vent.

Metii ’n pichètt
’na cinta
un nastar culuraa
vöri scrivüü:
«Quès’ l’era ’l pòst, da vüna
inamurada dal sò lagh
».
          
                 Giuliana Anzani


- Traduzione in lingua italiana:
 
 
  Il mio posto

Il mio posto è qui
dove il cielo si confonde
e mille stelle
brillano nel lago.
 
Respiro
profumo d’erba tagliata
intanto che l’onda
mi dondola piano.
 
Le montagne sono là
che fanno la guardia
e le nuvole corrono 
con il vento.

Mettete un picchetto
una recinzione
un nastro colorato
voglio scritto:
«Questo era il posto, di una
innamorata del suo lago».

da Giuliana Anzani - (Albavilla - CO)
.

Anniversario





nell'azzurro di un mattino d'inverno
sulla sabbia del lago
l'amore si bagna di luce
frantumata dall'acqua
che
tra bianche braccia
stringe rose
dalle di lei sembianze
scolpite nella memoria
col fuoco delle parole
è una data di ieri e di oggi
scritta nel calendario dei sentimenti
dalle onde del Lario
con penna di gabbiano
intinta nel rosso del tramonto
dolce fu la vita
ma
lei sognava stelle alate
l'argento della luna
rose con perle di rugiada.

da Giovanni De Simone - (Traona - SO)
.

mercoledì 17 aprile 2013

Tra notte e giorno



la notte
è un drappo di velluto

la luna
si tuffa nel lago
e gioca
con le onde d'argento

gli occhi tristi
di una folaga solitaria
tagliano a fette
l'acqua del canneto

dietro gli alberi
i singhiozzi della notte
squarciano l'ombra
e
lasciano libero
il nuovo giorno

da Giovanni De Simone - (Traona - SO)
.


lunedì 15 aprile 2013

"LA CAZZOEULA" / LA "CAZZUOLA" - (poesia in dialetto milanese)


Testo originale, in dialetto milanese:

In ògni region, seppur piscinina,
gh’è ’l sò moeud per fà la bòna cusina
con tanti savoiritt, specialità,
ògnidun i sò piatt voeur esaltà.


Mì, che son milanes, ma spettasciaa,
voraria fuss nò desmentegaa
la “Cazzoeula”, gran piatt che i milanes
mètten sui tavol senza guardà a spés.


Adèss ve spieghi quèll che se mètt dent
ò per mèi dì, i vari ingredient:
ona scigola a fètt la va tajada
con vint gramm de butter ben rosolada,


mèttegh di codegh, trii luganeghitt
poeu, del porscèll, ghe voeuren duu sciampitt.
D’acqua on cazzuu a quattaa-giò tusscòss,
se giunta poeu el saa, ma de quèll gròss.


Quand tutta l’acqua l’è sugada-sù,
mèzz chilo de costinn, minga de pù,
se trann dent a rostì ‘na mezzorèttra
con sèller e carottol tajaa a fètta.


Se ghe gionta on bèll verz, senza fuston,
se saggia e se rugga con attenzion.
Poeu se fa coeus tusscòss pianin, pianin,
fin che tacca a sentiss on profummin…


Quand l’è succia e minga sbrodolenta,
- la Cazzoeula la dev vèss on poo tacchenta –
portela in tavola, sarann content!
E per la Coeuga, el mèi di compliment


l’è vedè i piatt svoiaa… con denter nient!

                                  ( Edoardo Bossi )
 

- traduzione in lingua italiana :

LA CAZZUOLA

In ogni regione, seppur piccolina,
c’è il proprio modo per far la buona cucina
con tanti saporini, specialità,
ognuno i suoi piatti vuole esaltare.


Io, che son milanese, genuino,
vorrei non fosse dimenticata
la “cazzuola” , gran piatto che i milanesi
mettono in tavola senza guardar spese.


Ora vi dico quello che si mette dentro
o per meglio dire, i vari ingredienti:
una cipolla a fette va tagliata
con venti grammi di burro ben rosolata,


metti delle cotenne, tre salamini
poi, di maiale, occorrono due piedini.
D’acqua un mestolo a coprire tutto,
si aggiunge poi il sale, ma di quello grosso,


Quando tutta l’acqua è asciugata,
mezzo chilo di costine, non di più,
si metton dentro ad arrostire una mezzoretta
con sedano e carote tagliate a fette.


Si aggiunge una bella verza, senza fistone,
si assaggia e si mescola con attenzione.
Poi si fa cuocere il tutto pianino, pianino,
fin che inizia a sentirsi un profumino…


Quando è asciutta e non brodosa,
-la “cazzuola” deve essere un pco attaccaticcia-
portatela in tavola, saranno contenti!
E per la cuoca, il miglior complimento


È il vedere il piatto vuoto… con dentro niente!

da Edoardo Bossi - (Arese- MI)
.

venerdì 12 aprile 2013

SUL LAGH DE CÒMM / SUL LAGO DI COMO - (poesia in dialetto milanese)


- Testo originale, in dialetto milanese:




Cernobbi ai primm or de la mattina:
el lagh el par de seda ò de velù,
se alza on’ariètta remondina
che tutta la scighera la fa-sù.


Inranghii, cont in man ‘na canèttina,
on pescador el pèsca indeperlù
e quasi a dispètt, da la banchina,
se tuffen duu anedòtt a sottinsù. 


La cuna, col ciacc ciacc, ona Luzia,
la spètta el barchiroeu per andà spass,
la vedi dòpo on poo che la va via


e senti i rèmm a sbatt nel lontanass; 
se poeu ghe mètti on poo de fantasia…
vedi Renzo e Luzia lontanass… 


da  Edoardo Bossi - (Arese - MI)



 - Traduzione in lingua italiana:

SUL LAGO DI COMO

Cernobbio alle prime ore del mattino:
il lago sembra di seta o di velluto,
si alza un’arietta pura
che tutta la nebbia scaccia.


Infreddolito, con in mano una piccola canna,
un pescatore pesca da solo
e quasi a dispetto, dalla banchina,
si tuffano due anatroccoli a testa in giù.


Dondola, col ciacc ciacc, una Lucia,
aspetta il barcaiolo per andare a spasso,
la vedo dopo un po’ che se ne va


e sento i remi sbattere nell’allontanarsi;
se poi ci metto un po’ di fantasia…
vedo Renzo e Lucia separarsi…


 da  Edoardo Bossi - (Arese - MI) 
 

martedì 9 aprile 2013

Tu, la mia primavera


Non so dove sei quest’oggi,
se vicina o se lontana,
ma sempre nel mio ricordo.
Camminavi con cautela
a piedi nudi sul greto
prossimo all’acqua del lago,
trattenendo nelle mani
le scarpe rosse col tacco
e avevi piccoli gridi
quando la fredda risacca
ti accarezzava la pelle.
Io, seguendo i tuoi passi,
ammiravo da vicino
quella tua cara figura,
le tue belle gambe bianche,
che avevano per cornice
il vigoroso rigoglio
delle pareti montane,
il glauco color del lago,
la luminosa nuvola
come un bianco batuffolo,
il verde prato fiorito
di corolle colorate.
Sta tornando primavera,
come fa da sempre ogni anno,
mentre per me quella vera,
quella di quella giornata,
ormai non tornerà più
resterà sempre solo in me.

da Emilio Montorfano - (Milano)
.