.
Serata di fine settembre. Lago di Como. Un venerdì. Il giorno è appena tramontato, la sua luce va spegnendosi, nascondendosi dietro le verdi montagne che circondano le acque blu del lago. C’è silenzio. Le gialle lucine delle case si accendono e le persone che vi abitano continuano a vivere indifferenti la loro esistenza, senza accorgersi della poesia che questa notte va raccontando; un leggero vento spira, portando fresca e nuova aria, spazzando via brutti e tristi ricordi e lasciando spazio all’avverarsi dei sogni ; le verdi montagne si stagliano maestose intorno e sembrano voler fare da silenziosi guardiani ad una serata speciale ; schiere intermittenti di tremule luci disegnano i confini di minuscoli paesini appoggiati e addormentati sul fianco dei monti ; Como si vede appena, là, lontana, e sembra volersi lasciare guardare ma non vedere completamente, in maniera tale che sia la fantasia ad immaginarla ; le acque del lago diventano scure e sembrano celare chissà quali misteri, e le sue increspate onde, continue ma lente e quasi impercettibili, suonano una dolce melodia di sottofondo ; il buio cala, il giorno cede spazio alla sua notte e la magia ha inizio. C’è un piccolo verde prato che una leggera luce di lampione illumina fiocamente ; una piccola chiesetta osserva apparentemente distaccata l’avanzare della notte. Due persone arrivano, tenendosi delicatamente per mano. Sembrano emozionati, dai loro occhi esce una luce che illumina questo angolo di lago. Si abbracciano, si baciano, ridono, si accarezzano, si coccolano, si stringono, stanno sempre vicini, si sussurrano dolci parole, ballano lentamente tenendosi stretti, brindano, si scambiano sorprese, si raccontano ciò che sono, ciò che vogliono, ciò che sentono e provano. Stanno vivendo l’infinito. Un invisibile scultore va scolpendo questa serata nei loro cuori, lavorando al ritmo del loro veloce battito. Due candele si accendono, due persone si amano ; nei loro cuori brucia una fiamma immensamente più forte, luminosa e decisa rispetto alla piccola, debole e ondeggiante luce di questi cerati oggetti. Si sente tutt’intorno una dolce musica, soave e capace di scaldare anche il più freddo dei cuori, in grado di far sognare qualsiasi anima sensibile. Sembra provenire da uno stereo, ma non è così. Osservando meglio, si vede benissimo che questa tenera e celestiale musica nasce da una orchestra di azzurri angioletti che dal cielo sono discesi attratti dalla potenza e dalla purezza dell’unione di queste due anime e dei loro innamorati cuori. Due curiose papere si avvicinano, per nulla timorose, ma desiderose di capire cosa mai stia succedendo ; un bianco cigno con la sua bianca purezza e i suoi aggraziati movimenti gira il suo elegante collo in direzione della riva, in maniera discreta. Tutto è buio intorno, tutto tace, il lago sembra dormire. Ma in questo angolo la luce è più splendente che mai, la vita, la vera vita, è più presente che mai. E le verdi montagne, le blu acque, le gialle lucine, il leggero vento, le increspate onde, i minuscoli paesini, la lontana Como, la piccola chiesetta, gli azzurri angioletti, l’invisibile scultore, le curiose papere e il bianco cigno si inchinano e si commuovono nel vedere quale magia ha luogo su questo verde e fiocamente illuminato palcoscenico. Tutti si alzano in piedi ed applaudono felici ed estasiati, perché è entrato in scena il protagonista unico di quella particolare commedia che è la vita : l’Amore.
.
da Aldo Pagani - (Lomazzo)
.