- fotografia panoramica: Franco A. Cavalleri -

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lunedì 18 agosto 2014

Tramonto sul lago

                                                  - La foto nel riquadro, è di L. Baldini -




Una luce ormai radente
scivola sull'acqua cheta,
una brezza appena lieve
alita su bianche vele
che come farfalle leggere
galleggiano sul lago.
sulla riva intanto
s’attarda un pescatore
e cucchiainando a raggera
disturba i germani
che già si cominciano a cercare
e si colorano in rosa
quei  monti da poco imbiancati
nel preludio del giorno
che ormai stà per finire
.
da Luciano Baldini - (Albavilla - CO)


.

mercoledì 13 agosto 2014

Al tempo della fortuna - (Lariane sponde)






E torneremo un giorno alle Lariane sponde       
a riveder i luoghi della vicenda nostra in nuce;

percorreremo ancora con incerti passi
l’ acciottolato viottolo sinuoso e angusto,
tutto recinto dal muretto a secco,
che in dolce pendio risaliva il dosso.
           
Ricordi il nome ?  Via Paradiso,
solatio riparo delle timide lacerte.

Oltre il cancello, in capo alla via,
le snelle arcate e l’ampio sguardo
e in fondo alla curva il brivido sottile
di immaginari incontri all’imbrunire.
     
Era lieve a quel tempo passeggiare
per le erte vie e sulla dolce riva
sostare al vecchio frondoso olmo,
gli sguardi accorti alla nostra creatura.

Ricordi il frutteto e le fiorite aiuole     
percorsi a sera dallo zefiro montivo ?
Era la brezza vespertina del Dosso Liro
che tenace penetrava tra gli anfratti.
                         
Il fico e l’albicocco protesi alle finestre
si offrivano benevoli ai nostri arditi morsi. 

Fu quello il tempo, sai, della fortuna, 
che ospitammo ignari nello spumeggiar dei mesi.
 
Fu quello il tempo della natura amica,
che uniti, ci avviò alle sfide della vita.
 
E torneremo un giorno alle Lariane sponde
a specchiar le nostre rughe sul ruvido sentiero
e vagheggiar così, nel solitario vespro,
tra le illusioni di gioventù smarrite. 
.
da Antonio Oxilia - (Verona)
.     


domenica 3 agosto 2014

La cala


Non è cambiata
la piccola cala
rocciosa
ciottolosa
recondita  
e annidata nell’ansa lacustre
tacita e deserta.
Non è cambiata,
imperturbabile
angusta
serena
rubata all’acqua del lago
e alla boscaglia
di querce
di rovi,
là dove un rivo frusciante  
si perde nella riva,
là dove ancora il sole di luglio
arroventa le pietre d’un lato
e un grande ulivo selvaggio
dà ombra al canto di fronte
e qualche fiore
sgualcito
inculto
affiora tra muschi e licheni
dal piano di sassi della pietraia
caduti
precipitati
col tempo dall’alto del monte
e politi dall’acqua.
Nulla è cambiato
sul greto
della nostra cavità   
nascosta
appartata
segreta.
Solo tu manchi quando
sorridevi giocosa
emergendo dalle onde nel sole
con la pelle ambrata
rorida di gocce lucenti.
.
da Emilio Montorfano - (Milano)
.

giovedì 31 luglio 2014

Il mio pianoro


Al chiuso pianoro erboso,
ch’è cinto di faggi ondeggianti,
di snelle betulle,
ornato da castagni severi,
giunge dappresso
lo sciabordare sommesso
dell’onda del lago
che si frange
armonica 
cadenzata
sulla ghiaia
poco distante
sul pietrisco paziente
immobile
della riva poco lontana.
È verde il pianoro,
il mio pianoro solingo,
morbido come un tappeto        
ornato dai fiori gialli
del tarassaco dentato
dai capolini ridenti
di piccole margherite.
Intorno, nell’ombra,
c’è una corona
di floride felci   
e delicato capelvenere.
In mezzo s’innalza
nobile
eccelso
un alto abete
che, un giorno lontano,
io interrai
quand’era piccino
alto come me.
Ora la cima
che oscilla lenta
nel vento leggero
è regale
spavalda
mentre lassù
sfida l’azzurro
e sul suo tronco rugoso
qualcuno ha inciso dei nomi
come sigillo d’amore.
.
- da Emilio Montorfano - (Milano)
.
 

Una giornata sul Lario




Vi rincorro nuvole grigie
gocciolanti inseguitrici,
di questo vento che mai
si placa arricciando
come un grande coiffeur
le onde del lago.
Solo là dove l’impetuoso ruscello,
si unisce calando dall’orrido trovi la quiete,
per l’amo del pescatore.

Qui dove tutto è pace
nel complice vocìo delle onde,
abbracciato dalla nera scogliera,
aspetto che dopo la tempesta
spunti la luna.
.
da Riccardo Avanzi - (Fino Mornasco - CO)
.

Sirèta



- Testo originale, in dialetto brianzolo

I föj han quataa tött ul vial
i sò culur sgargiànt e
smorbi a stess témp
tà fan restà senza fià
ross, gialt, verdisétt

Un pitùr al möv ul penèll
in manera delicada
al carèzza la tela
cumè se la füdèss da seda

Una cupiéta in calùr
la sa struscia in sö una banchèta

Ul su pian pian al và a scundas
da drée da la muntagna
Un legèr scigòzz
al vèn sö da-la tèra

Una föja la se fermàda in söl mè giubètt
la vardi l’hè stupenda !
Un brivìd da frecc
al mà cur in sö la –rrcéna
L’hè ura da-nà a cà

                              - Luciano Baldini -


- Versione in lingua italiana-

- Verso Sera
Le foglie hanno ricoperto tutto il viale/i loro colori sgargianti e/tenui nello stesso tempo/ ti fanno rimanere senza fiato /rossi gialli verdini /Un pittore muove il pennello/in maniera delicata/accarezza la tela come/se fosse di seta /Una coppiètta in calore/si struscia su di una panchina /Il sole piano piano và a nascondersi/dietro la montagna/ Una leggera nebbia/sale dalla terra /Una foglia si è fermata sul mio giubbetto/ la guardo è stupenda !/Un brivido di freddo mi corre sulla schiena /E’ ora di ritornare a casa

.
- da Luciano Baldini - Albavilla (CO) -
.




domenica 25 maggio 2014

Tornerai




Promettimi che tornerai
Io sento come un richiamo
che mi giunge da lontano
dove è ancora tutto di me
in quella terra perduta
ch’è lontana dai miei occhi
e dove ho visto la luce.
Promettimi che tornerai
mi sembra spesso di udire
da angoli dove ho vissuto
dove ho riso, pianto e amato
dove mi parlan le pietre
il cielo, gli alberi e i monti
e tante voci lontane.
Promettimi che tornerai
Sento come mormorare
da tutti coloro che ormai
sono divenuti terra
ma sono vivi nel cuore
e là ancora mi aspettano.
Promettimi che tornerai
È come un canto silente
che mi spinge a rispondere
che chissà quando tornerò
che un giorno ritornerò
là con voi sulle mie rive.
.
da Emilio Montorfano - (Milano)
.



Sul molo di Torno - (Appunti di sere a passeggio)






Il molo di Torno,
dove l’aria tiepida di maggio,
mischiandosi al profumo del lago,
risplende la sera,
sotto un cielo di stelle.
Firmando un quadro,
di un pittore 
che dipinge solo per amore. 
.
da Riccardo Avanzi - Fino Mornasco (CO)


Maggio




Lo scorrere del tempo,
il susseguirsi degli anni,
che si rinnova
inarrestabile,
oggi è segnato ancora
da questa primavera fulgente,
 un’altra dopo tante
del passato
dell’età verde,
con il suo sole
caldo e nuovo
sempre sfolgorante,
con l’aprirsi delle rose
di rosso velluto,
odorose
purpuree,
sopra i loro cespi spinosi, 
corolle che  hanno ripreso vita
nobili e odorose
presso il muro di cinta  petroso,
dove s’aggrappa l’edera
insinuante e invadente
tenace, perenne
con foglioline nuove
Sotto il verde fogliame
ombroso degli alberi
dai tronchi nocchiuti
forti e muschiosi,
nel bosco misterioso
è ritornato il brusio
continuo, insistente
di schiere d’insetti nascosti,
lo strisciare nell’erba
di vite sconosciute
che fuggono rapide
al rumore dei passi
e il cinguettio sui rami,
richiamo all’amore,
invito canoro
di teneri pennuti.
Ora vago cercando
al piede del monte,
che germoglia
digradando verso
la frescura del lago
verdazzurro
quiescente,
il ricordo incantato
di primavere lontane
 perdute in un sogno
ma luminose
vivide
fulgide
come quella di oggi
e pur così tanto diverse
perché non ero tanto solo
perché eri tu con me.
.
da Emilio Montorfano - (Milano)
.

martedì 15 aprile 2014

Ul poeta de rebi - (Il poeta di Rebbio) - Enrico Roncoroni


Testo originale, in dialetto comasco

Ul poeta de Rebi 

Un quai d’un l’è bun de spiegam
quell’irrefrenabil voia
che al gaveva da scriv, annutà,
tutt quel che la so ment e i so öcc videvan?
Tutt quel che stimulava la so fantasia,
la so immaginaziun, la sua creatività?
Mi pensi che la so ment
pür sempar present su i fat da ogni dì, 
la viagiava semper per registrà annutà
tutt quel che al pudeva tramutas, 
in poesia, o teatar.
Al sa dumandava mai;
al sarà bel, al pudarà piase?
Ma quan che rivava un lampo, na fulguraziun
anca se l’era nocc, i so scritti
faseva un bacan da scepà i uregg, 
lu al meteva in pe, la so nova opera teatral,
 o la nova puesia, 
al scriveva per fa rid, e fa pensà i gent. 
I so puesii era la storia di so,
e di nost gent
grazie par avem fai regurdà ul nostar dialet
grazie par fam rid ogni sabat sira
ch,i al teater de Rebi.

                                    (Riccardo Avanzi)


Traduzione in lingua italiana


il poeta di Rebbio


Chi di voi mi sa spiegare
quell'irrefrenabile voglia
che aveva di scrivere, di annotare,
tutto quello che la sua mente, i suoi occhi vedevano?
Tutto quello che stimolava la sua fantasia,
la sua immaginazione, la sua creatività?
Io penso che la sua mente pur presente
nei fatti di tutti i giorni,
viaggiava sempre per registrare, annotare
tutto ciò che poteva trasformarsi,
il poesia, o in opera teatrale.
mai si chiedeva, sarà bello?
potrà piacere?
ma quando restava folgorato quel lampo
anche se era notte fonda, lui metteva
in piedi la sua opera teatrale,
o la sua nuova poesia.
scriveva per far divertire,
per far pensare, tutti noi.
le sue poesie erano storie delle sue,
e delle nostre genti.
grazie per avermi fatto ricordare il nostro dialetto, 
grazie per farmi ridere ogni sabato sera,
al teatro di Rebbio. 
.

Versi composti in onore di Enrico Roncoroni, il poeta di Rebbio, grande amante del teatro e della poesia, nell'anniversario della sua scomparsa. Quando ogni sabato invernale mi reco in teatro a Rebbio per assistere alle divertenti commedie, non posso non pensare al'uomo che lo ha fatto rivivere, questo teatro.

Un mio piccolo pensiero per la famiglia di Enrico Roncoroni, 
Regista, poeta e animatore, del Tetro di Rebbio 


da Riccardo Avanzi - (Fino Mornasco -CO)


lunedì 14 aprile 2014

Sul lago di Mezzola




Musica che incanta i passanti,
il vento tra le canne palustri,
sul lago di Mezzola.
Il sole al meriggio disegna la sua corsa
mostrando le bianche schiume,
che si fondono accarezzando
le ciglia del lago.
Sulle cime della valle, le ultime nevi,
rinfrescano l'aria, facendo rivivere gli alberi
svuotati dall'inverno.
Tutt’intorno il silenzio di ore smarrite
tra gli anfratti, e le forre,
che sempre sognai coperte di stelle.
Tra breve schiuderà l'estate,
su i  tramonti sarà nuova luce,
sulle tue rive, nuovi giardini di glicini in fiore,
dove nel tiepido silenzio,
potrò ancora scrivere,
del tempo che fu,
al suono della melodia, delle onde,
che riflettono fiocchi di nubi
mentre scivolano, sul blu,
di questo piccolo lago.
.
da Riccardo Avanzi - (Fino Mornasco - CO)
.





martedì 11 marzo 2014

Una lanterna che la var 'na vita - (Una lanterna che vale una vita)






( Per “lanterna”, si vuole intendere la lampada votiva 
appesa all'interno del Monumento ai Caduti di Como, 
che rimane sempre accesa in onore ai Militi)
.


- Testo originale, in dialetto comasco:
 
Che strana sensaziun sta chi setaa
 
sù sti basèi, ai pè del monùment 
che han vurù fa sù in del temp pasaa 
in memoria de un mùcc de pora gent.
 
Eren giuinott, diventaa vècc in prèsa
 
cunt na divisa e un zaino in sùi spall  
e ta pò inscì pregà o facc di na mèsa,  
ma lur in mort...e ga n'è mia de ball.

G'han dii che l'era bell murì gio in guèra
 
e che tùti sa regorderan de lur,  
ma s'in incurgiù quand inn finii giò in tèra, 
che a murì giuvin sa sa sent un gran dulur.

Ul laac per pucià i pee e na quai medaia,
 
l'è quel che resta de sti fioeu a vint'ann, 
insema a na lanterna un poo canaja  
e al quater de nuvember de ogni ann.

                              (Graziano Castoldi)



- Versione in lingua italiana:


Che strana sensazione star qui seduto
su questi gradini, ai piedi del monumento
che hanno voluto costruire in passato
in memoria di un mucchio di povera gente.

Erano giovanotti, invecchiati in fretta
con la divisa e lo zaino in spalla
e puoi così pregare o far dire una messa,
ma loro sono morti e non ci sono palle.

Han detto loro che era bello morire in guerra
e che tutti si ricorderanno di loro,
ma si sono accorti quando erano in terra,
che a morire giovani si prova un gran dolore.

Il lago per bagnarsi i piedi e qualche medaglia,
è quello che rimane di questi ragazzi di vent’anni
insieme ad una lanterna un po’ canaglia
e al 4 di novembre di ogni anno.

da Graziano Castoldi – (Como)


- Dedicata ai ragazzi che hanno lasciato la loro gioventù 
sulle pietre del Carso, o in Russia - e più recentemente 
in Serbia, in Iraq, in Afghanistan -
.

sabato 1 marzo 2014

Il grido




Oh, voi fortunati,
che ogni giorni vedete
il mio lago,
la mia città,
la mia vecchia casa
le onde  inquiete,
i monti verdi
e i piccoli borghi.
Oh, voi benedetti,
che udite le voci
della mia gente
nelle vie strette
e il risonare alla riva
della quieta risacca,
dovreste ascoltare
nell’anima mia
il silenzioso dolore
di non essere con voi. 
.
da Emilio Montorfano - (Milano)
.